“La svolta creativa”: tra Arte e Psicoanalisi

Scritto da: Dott.ssa Cristina Castrovinci

La vita è stropicciata

cerchiamo la bellezza ma troviamo l’imperfezione,

come spinta a proseguire il nostro viaggio…

La vita è stropicciata, perchè proprio quando crediamo che tutto prosegua in modo lineare e disteso, possono formarsi delle pieghe che stropicciano appunto la trama del nostro mondo interno ed esterno.

L’uomo per sua natura è sempre alla ricerca di senso, che io nei versi ho chiamato bellezza ma deve fare i conti con la consapevolezza della morte, del dolore, dei limiti delle risorse umane, dell’impossibilità di controllo del mondo esterno, del bisogno di fusione con l’altro ma anche del bisogno di differenziarsi.

Lo sviluppo psichico consiste proprio nella capacità di far dialogare gli opposti vita/morte, sè/altro, crescita/fallimento etc. La presenza e l’accettazione del limite, inteso come ‘confine che separa’, mantiene la dialettica vitale tra opposti e ne consente una negoziazione creativa.

Ne nasce un processo trasformativo inteso come nuova nascita, che possiamo chiamare sublimazione.

Trovo in questo processo di trasformazione creativa ciò che lega insieme Arte e Psicoanalisi.

Entrambe, avviano un processo di costruzione di nuovi pensieri e significati attraverso la parola e/o i canali artistici. Ed entrambe consentono un “in-contro”, una relazione emotivamente nutriente con l’Altro, sia esso un’altra persona in terapia, sia esso un’opera d’arte (un dipinto, una musica, etc..) la cui percezione ci comunica qualcosa.

Incontro artistico e incontro terapeutico segnano fondamentalmente una vicinanza intima e trasformativa che si realizza tra soggetto ed oggetto, dapprima, sul piano estetico-corporeo per poi elevarsi a livello psichico. In quanto tale, l’incontro con un terapeuta/opera d’arte può essere caratterizzato da una naturale oscillazione del grado di empatia, sintonizzazzione e vicinanza emotiva, così come avviene in qualsiasi tipo di relazione. Tuttavia, nell’esperienza estetica, in analisi e nell’arte, è proprio l’attraversamento e l’elaborazione delle emozioni in circolo che consentiranno di guardare alla propria storia, così come ad un quadro, con occhi nuovi, in grado di sviluppate nuove intuizioni e nuovi significati. Si crea un dialogo nuovo che va oltre la semplice interpretazione.

Avviene un processo che possiamo definire “comunicazione tra inconsci”; è questo dialogo che consente di “ri-sognare insieme” le storie narrate in un libro o in una seduta psicoterapeutica.

Si tratta di darsi la possibilità di interpretare ruoli differenti e di guardare alla stessa storia assumendo diversi punti di vista, al posto di cronicizzarsi in una lettura rigida e sterile della stessa. Tale processo, però, può avvenire in sicurezza solo alla presenza di un Altro attento e testimone delle emozioni che circolano nel campo.

Sia nell’arte che nella terapia, infatti, fruitore dell’opera-opera artistica o terapeuta-paziente, consentono di “amplificare i significati”, proprio a partire da un particolare, una parola, un focus d’attenzione, un suono.

Pensiamo a quando ci lasciamo trasportare dal particolare di un dipinto verso mondi fantasiosi, per poi rifocalizzarci sul particolare distintivo dell’artista che ci riporta al suo stile, alla sua cornice. Oppure, in terapia, quando, da una particolare suggestione, si avviano delle libere associazioni che

ci portano altrove rispetto a quanto volevamo comunicare intenzionalmente.

Potremmo allora dire che l’obiettivo ultimo che muove la diade analista e paziente o artista/fruitore ed opera d’arte è di raggiungere la negoziazione di senso e significati attraverso l’uso ora della parola analitica, ora della parola e del linguaggio poetico, pittorico, artistico.

Si può giungere alla “svolta creativa” solo attraverso la relazione attenta verso l’Altro e la capacità di sostare nell’incertezza, nell’incomprensione come forme preliminari di nuove conoscenze ed esperienze.

L’atto creativo si realizza come processo spontaneo che diverge dalle logiche razionali, pertanto, esige pazienza e tempo per espletarsi e per consolidarsi come nuova forma di pensiero. Il nostro compito è lasciarlo fluire, accettando il susseguirsi di ostacoli ed avanzamenti, in un movimento continuo che si rigenera ad ogni nuovo incontro.

Bibliografia:

Civitarese G. (2020), L’ora della nascita. Psicoanalisi del sublime e arte contemporanea. Ed Jaka Book

Recalcati M. (2011), Il miracolo della forma. Per una estetica psicoanalitica. Ed Mondadori

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